Ernia iatale

L‘apparato digerente ha la funzione di trasformare la complessa struttura degli alimenti ingeriti in sostanze solubili che possano essere assimilate dall’organismo. Questa trasformazione avviene tramite azioni specifiche svolte dal nostro corpo. Possiamo così individuare due grandi categorie che racchiudono tutte le altre: le azioni di tipo fisico e le azioni di tipo chimico.

Patologia di ernia iatale a confronto di stomaco di soggetto sano

Patologia di ernia iatale a confronto di stomaco di soggetto sano

Le azioni di tipo fisico comprendono: la masticazione, il rimescolamento, e la peristalsi. Le azioni di tipo chimico comprendono: la trasformazione dei carboidrati in zuccheri, delle proteine in aminoacidi e dei trigliceridi in acidi grassi e glicerolo. Il cibo ingerito viene masticato dai denti e mescolato alla saliva; questo impasto prende il nome di bolo.

Il bolo oltrepassa la faringe e l’esofago e giunge allo stomaco. L’esofago e lo stomaco sono separati da una valvola (chiamata cardias) che funziona  come uno sfintere. Il cardias ha la funzione di permettere, o impedire, il passaggio del cibo all’interno dello stomaco; ciò avviene grazie alla contrazione delle fibre muscolari. Il bolo all’interno dello stomaco si mescola ai succhi gastrici fino a che non assume una consistenza semiliquida detta chimo.

Il chimo viene spinto all’interno dell’intestino tenue (lungo quasi sei metri) dal piloro.  L’intestino tenue si divide in:  duodeno, digiuno e ileo. Nel tratto iniziale denominato duodeno viene ultimata la digestione, mentre nel secondo tratto vengono assimilate le sostanze nutritive. Le sostanze che non possono essere digerite, e di conseguenza assorbite, vengono spinte verso l’intestino e successivamente  espulse per via rettale.

Che cos’è l’ernia iatale ?

L’ernia iatale si verifica quando la parte superiore dello stomaco risale all’interno del torace attraverso un’apertura presente nel diaframma. Quest’apertura è detta  iato esofageo o iato diaframmatico.

Diversi studi hanno dimostrato che lo iato esofageo, posizionato nella parte bassa dell’esofago (punto in cui l’esofago si collega con la parte superiore dello stomaco), funziona come uno sfintere, quindi regola il passaggio di cibo. L’ernia iatale può notevolmente indebolire questa valvola, rendendo più facile la risalita di acidi nell’esofago.

Tipi di ernie iatali

Esistono principalmente due tipi di ernie iatali:

  • Ernia iatale da scivolamento
  • Ernia iatale para-esofagea

Ernia iatale da scivolamento: rappresenta il 95% dei casi, mentre il restante 5% è di tipo para-esofageo. L’ernia iatale da scorrimento è caratterizzata da un allargamento dello iato esofageo e dalla risalita di una porzione dello stomaco al di sopra del diaframma. L’orientamento dell’asse dello stomaco rimane invariato. Lo scivolamento dello stomaco  compreso all’interno dei 2 cm, può essere considerato di tipo fisiologico (cosa che avviene durante la normale operazione di inghiottire). Si crede perciò che, per parlare di ernia iatale da scivolamento, lo stomaco debba risalire nel torace per un tratto lungo più di 2 cm. L’ernia iatale può essere diagnosticata: radiologicamente (con l’esame a bario), endoscopicamente (durante endoscopia superiore) o manometricamente (effettuando una ph-impedenziometria).

Ernia iatale para-esofagea: questo tipo di ernia è caratterizzata da uno spostamento importante dello stomaco al di sopra del diaframma, fino ad arrivare ad affiancare l’esofago. A causa della posizione innaturale, lo stomaco può cambiare il suo orientamento ruotando attorno al suo asse longitudinale (casistica più frequente) o al suo asse trasversale (condizione più rara). Con il tempo, questo tipo di ernia iatale aumenta progressivamente e richiede un’operazione per riportare la porzione di ernia in posizione normale.

Ernia iatale cause

Obesità e alimentazione scorretta sono le cause principali dell'ernia iatale

Obesità e alimentazione scorretta sono le cause principali dell’ernia iatale

Benché le cause non siano ancora state individuate con precisione, sono stati analizzati una serie di fattori che influiscono in modo determinate allo sviluppo di questa patologia. Lo stile di vita, l’alimentazione, la tipologia di lavoro e la predisposizione genetica  sono alcuni  degli aspetti più importanti da considerare se si vogliono individuare le cause scatenanti dell’ernia iatale. Da un punto di vista strettamente medico, l’ernia iatale è da ricondurre a una fragilità congenita del collagene dei tessuti interni. Questa caratteristica si verifica maggiormente con il passare dell’età. Non a caso la maggioranza di pazienti che soffrono di ernia iatale da scivolamento, e di conseguente GERD, ha un’età superiore ai 50 anni. Solo in alcuni casi si verificano delle anormalità (perlopiù congenite), che portano il soggetto ad avere una dimensione dello iato diaframmatico molto superiore alla norma (permettendo così lo spostamento della parte superiore dello stomaco all’interno del torace).

Qui di seguito abbiamo riportato una lista di alcune possibili cause:

  • Dieta scorretta. Una dieta che favorisce il consumo eccessivo di farina bianca, zucchero e prodotti come torte, pasticcini e biscotti. E’ stato provato infatti che questi prodotti indeboliscono il tono muscolare;
  • Assumere bevande che aumentano la produzione di acidi all’interno dello stomaco come thè, caffè, alcool, bibite gasate e zuccherate. Questi liquidi ingeriti durante i pasti aumentano la pressione addominale con conseguente prolasso della valvola iato diaframmatica;
  • Occupazione sedentaria. L’abitudine all’esercizio fisico è determinante per mantenere un adeguato tono muscolare dell’addome;
  • Obesità. Dimagrire può aiutare a ridurre la pressione addominale;
  • Gravidanza. A causa della presenza del feto, la pressione addominale favorisce l’ernia iatale;
  • Indumenti troppo stretti. Come è noto gli indumenti troppo stretti, oltre a comprimere gli organi, aumentano la pressione addominale;
  • Sforzi fisici prolungati. Attività lavorative o sportive che comportano il sollevamento di pesi in maniera continuativa influiscono negativamente su questa patologia;
  • Tosse cronica. Tossire molto forte obbliga il diaframma a compiere delle violente contrazioni che possono spingere verso l’alto lo stomaco;
  • Forti traumi all’addome. Molti pazienti in seguito a vomito o contrazioni addominali violente causate da stipsi, hanno iniziato a soffrire di questa patologia;
  • Utilizzo scorretto del diaframma. Le categorie più a rischio sono i cantanti e gli attori, proprio per l’utilizzo prolungato che fanno di questo organo;
  • Fumo. Oltre ad essere dannoso per tutto l’organismo, il fumo ha un effetto irritante sull’apparato gastrointestinale;
  • Stress. Lo stress è una della cause meno considerate, ma è scientificamente provato che sia una delle cause di indebolimento dei tessuti;
  • Assunzione di stupefacenti. Molti stupefacenti causano la distensione dei toni muscolari addominali, necessari a mantenere gli organi in sede.

 Sintomi

Molti studi hanno dimostrato che l’ernia iatale è strettamente correlata ai sintomi di reflusso, esofagite da reflusso, esofago di Barret, ed adenocarcinoma esofageo.  I pazienti affetti da ernia iatale hanno probabilità più significative di presentare sintomi di GERD rispetto ai soggetti non colpiti dalla malattia.  A loro volta, i pazienti con GERD sintomatica hanno più probabilità di essere affetti da un’ernia iatale.

Inoltre, studi sui paesi occidentali, hanno dimostrato che più della metà dei pazienti (dal 50% al 94%) colpiti da esofagite da reflusso (diagnosticato endoscopicamente o radiologicamente), aveva una concomitanza di ernia iatale.

Sintomi derivanti da GERD o MRGE

Bruciore di stomaco:  è il sintomo principale della malattia da reflusso gastro- esofageo. Si tratta di una sensazione di bruciore che si estende dallo stomaco al petto, o alla gola. Questo sintomo è più probabile che si verifichi in relazione a determinate attività: mangiare un pasto abbondante,  chinarsi o sollevarsi velocemente, stando sdraiati (in particolare sulla schiena).

I pazienti che soffrono di malattia da reflusso gastro-esofageo, tendono a percepire un’acutizzazione dei sintomi durante il periodo notturno. La gravità dei sintomi, quali la pirosi, non indicano necessariamente un grave coinvolgimento da parte dell’esofago. Per esempio, l’esofago di Barqurett, che provoca cambiamenti precancerosi dell’esofago, può innescare solo alcuni sintomi (soprattutto nelle persone anziane). Tuttavia alcune persone possono avere gravi bruciori, ma non subire alcun danno per l’ esofago.

Dispepsia: circa la metà dei pazienti affetti da GERD segnalano dispepsia, una sindrome che è composta dai seguenti sintomi:

  • Dolore e disagio nella parte superiore dell’addome
  • Sensazione di pienezza nello stomaco
  • Nausea dopo aver mangiato

Anche le persone non affette da GERD possono riportare i sintomi sopra elencati.

Rigurgito: a volte l’acido risale fino alla bocca provocando un senso di fastidio ed un cattivo sapore. Raramente, questo rigurgito può trasformarsi in vomito.

Sintomi meno comuni: molti pazienti con malattia da reflusso gastro-esofageo, non hanno pirosi o rigurgito.  I pazienti anziani affetti da questo disturbo hanno spesso sintomi meno tipici rispetto a quelli più giovani. I disturbi possono essere localizzati in bocca o ai polmoni sotto forma di dolori al petto. I pazienti possono avere la sensazione che il cibo sia intrappolato dietro lo sterno. Infatti il dolore toracico è un sintomo abbastanza comune di questo tipo di malattia. E’ molto importante però distinguerlo da problematiche simili, causate da problemi cardiaci come angina o infarto.

I sintomi localizzati nella zona otorinolaringoiatrica sono meno comuni e possono comprendere:

  • Laringite cronica. Una condizione che si manifesta con raucedine, tosse secca, sensazione di avere un nodo in gola, necessità di espettorare frequentemente;
  • Difficoltà a deglutire (disfagia). Nei casi più gravi i pazienti possono soffocare  o il cibo può rimanere intrappolato nell’esofago causando dei forti dolori al petto. Ciò può indicare uno spasmo temporaneo o anomalie all’esofago;
  • Faringite cronica;
  • Singhiozzo persistente;
  • Nausea e vomito cronici. La nausea nei casi più gravi può durare per settimane o addirittura per mesi e non è da ricondurre ad una cattiva digestione. Il medico dovrà prima aver escluso tutte le altre cause tra cui: ulcere, cancro allo stomaco, disturbi al pancreas o alla cistifellea.